Sacrofano, a pochi chilometri a nord di Roma Capitale, si estende alle pendici del Monte Musino a 260 metri sul livello del mare. Il Comune conta poco più di 8 mila abitanti e si è sviluppato nel tempo intorno al nucleo centrale del vecchio paese, lo storico borgo medioevale.
Un territorio di origine vulcanica, digradante verso la pianura, con una ricca vegetazione, la cosiddetta Macchia di Sacrofano.
Un territorio ampio, con itinerari adatti per l’equitazione, il trekking e il cicloturismo, che si estende per un’area di 2800 ettari e che per più dell’80 per cento ricade in territori protetti e tutelati da Enti pubblici come il Parco di Veio.
L’Ambito turistico
Il borgo medievale di Sacrofano
Il borgo medievale di Sacrofano risale alla seconda metà del 1300 quando il paese divenne un feudo della potente famiglia Orsini, che lo governò per secoli prima di cederlo nel 1662 ai Chigi. Ancora oggi, il borgo è splendidamente conservato, con la sua rocca originaria a dominare il paesaggio e numerosi edifici che testimoniano la sua storia millenaria.
Scrofanum
Origine del Nome
Sulla denominazione “Sacrofano” esistono numerose leggende che si fondono con le radici storiche e culturali dei suoi abitanti. La più accreditata vuole che il nome Sacrofano risalirebbe ad un Sacrum fanum, ossia un’area sacra dislocata, molto probabilmente sul monte Musino e risalente all’epoca etrusca. In un secondo caso il folclore popolare racconta di un periodo di carestia per gli agricoltori della zona, dovuto alla prolungata mancanza di pioggia ed al caldo torrido. In questa situazione indigente, una grossa scrofa per dissetarsi riuscì a trovare una sorgente di acqua, che salvò i raccolti degli agricoltori e da quel giorno di abitanti della zona chiamarono quel posto Scrofanum. L’immagine dell’animale è suggellata nello stemma del Municipio, risalente a documenti del XVIII e XIX sec.
È solo dal 1938 che il nome del paese diventa l’attuale Sacrofano.
La Storia
Sacrofano, fu inizialmente parte del territorio della città etrusca di Veio (ager Veientanus), fece poi parte dei possedimenti della chiesa e fu quindi “incastellato” per proteggere dalle invasioni dei Saraceni fino a divenire feudo degli Orsini e dei Chigi.
Il territorio prevalentemente agricolo di “Scrofano” con le sue terre già nel 780, sotto papa Adriano I° faceva parte della Domusculta Capracorum, vastissima “azienda agricola” del primo nucleo dello stato della Chiesa.
Per motivi difensivi l’impianto abitativo di Scrofano si “incastella” verso “monte”, per difendersi intorno al X secolo dalle incursioni moresche, creando il castrum, il castello.
Molto ambito dalle famiglie baronali romane, soprattutto dagli Orsini, che ne diventano proprietari alla fine del XIV secolo. Nel 1554 gli Orsini concedono lo Statuto in cui sono regolamentati i rapporti tra cittadini. Sotto il loro dominio vengono potenziate le mura e si creano torri e carceri.
Nella metà del XVI secolo la parte più alta del Castrum viene trasformata da zona militare a nucleo residenziale chiuso in particolare in un ghetto, destinato interamente alla comunità ebraica proveniente da Fiumefreddo Bruzio, nella provincia di Cosenza. La zona era accessibile da una sola porta che veniva chiusa al calar del sole e riaperta solo all’alba.
Con la crescita della popolazione le case vengono rialzate creando un impianto di strade strette con case alte, dotate di scale e molto affollate. In una casa privata ancora oggi è presente l’”armadio sacro” dove si custodiva il Sefer Torah, i rotoli della legge.
Il ghetto di Sacrofano è considerato uno dei più antichi d’Italia, secondo solo a quello di Venezia
L’impianto urbanistico del borgo possiede coerenza e unità. La strada di sommità – via di Mezzo – costituisce la struttura portante di un sistema lineare che si articola in vie minori laterali, irregolari e scoscese. Il Borgo negli anni è diventato luogo residenziale, con le case molto vicine tra loro, che si alternano alle cantine fino a quattro livelli di profondità.
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